Più (tele)radiologia al servizio dei cittadini. Chi è il politico che prende l'impegno?

Crea: 13/02/2018 - 14:29

Si riporta, anche in allegato, la comunicazione del Presidente della Federazione degli Ordini dei Tecnici sanitari di radiologia medica:

Al Presidente dei Gruppi parlamentari di Camera e Senato

e, p.c. Ai cittadini italiani

Gentile Presidente,

in ambito sanitario la tecnologia ha fatto enormi progressi e nei prossimi anni ne farà di nuovi, in area radiologica soprattutto grazie all’intelligenza artificiale.

Nello specifico, le scriviamo per informarla che da anni siamo entrati nell’era della radiologia digitale: le immagini radiologiche non sono più acquisite su pellicola, ma in formato digitale. Ciò consente di associarle digitalmente ai dati anagrafici delle persone sottoposte alle indagini (Radiology Information System, RIS), di elaborarle, di archiviarle, di recuperarle (Picture Archiving and Communication System, PACS), oltre che di farle viaggiare a distanza attraverso specifici sistemi, in modo sicuro, riservato e senza perdita di qualità.

Questo significa che i cittadini possono effettuare gli esami radiologici nel presidio ospedaliero o ambulatoriale vicino casa (si pensi a tutti coloro che vivono in località disagiate, che per la sua conformazione sono tanta parte del nostro Paese), mentre le immagini possono essere inviate in centri di riferimento per consulti e per la refertazione.

Questo sistema si chiama teleradiologia e fa parte del più ampio concetto di telemedicina.

A garantire sul campo la sicurezza e la qualità della prestazione ci sarebbe un Tecnico sanitario di radiologia medica (TSRM), professionista laureato e abilitato all’espletamento delle prestazioni radiologiche; a garantire la refertazione e il coordinamento clinico un medico radiologo raggiungibile a distanza.

Tutto possibile, tutto fattibile, tutto organizzabile (peraltro, molte Regioni hanno già investito soldi pubblici nell’acquisto dei sistemi necessari). E allora qual è il problema?

Il problema è che lo Stato italiano si appresta a recepire una direttiva europea ben fatta (2013/59/Euratom), che consentirebbe di cogliere appieno questa profonda trasformazione, con la filosofia e la mentalità del secolo scorso.

Nello specifico: una sibillina ed errata traduzione del termine practitioner , sommata a interessi di parte -non certo dei cittadini e del SSN-, potrebbero far sì che nel nostro Paese la teleradiologia stenti a diffondersi.

I Tecnici sanitari di radiologia medica in questi anni sono stati i più forti e convinti (a volte gli unici) sostenitori della diffusione della teleradiologia in Italia, subendo anche dei processi penali che si sono risolti, fortunatamente, con l’assoluzione degli imputati con formula piena.

I cittadini non se ne sono accorti perché l’Ordine dei Tecnici sanitari di radiologia medica ha responsabilmente garantito il normale svolgimento delle attività radiologiche per non arrecare danno o disagio a migliaia di pazienti bisognosi e a volte, purtroppo, seriamente ammalati.

Per contro, alcuni cittadini si sono accorti che degli ambulatori radiologici, che avrebbero potuto lavorare in teleradiologia, hanno ridotto i giorni e/o l’orario di apertura o sono stati chiusi, causando loro un disagio.

Oggi le scriviamo affinché, possa prendere un impegno davanti al Paese e ai cittadini per recepire in modo corretto la direttiva europea 2013/59/Euratom.

Si garantirebbe:

 un sistema sanitario più efficace ed efficiente;

 un migliore accesso alle cure dei cittadini;

 una sostenibilità del SSN;

 una corretta allocazione e valorizzazione delle risorse pubbliche, umane e tecnologiche.

Se lo prende l’impegno?

L’Ordine dei Tecnici sanitari di radiologia medica è pronto in modo trasparente (in modo tale che i cittadini possano verificare l’operato) a incontrarla e a sottoporle le proprie proposte in merito.

Il Presidente Alessandro Beux

 

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Coordinamento regionale Collegi TSRM Puglia